PROBLEMI CHE LASCIANO DORMIRE

Il poeta non è un sacerdote, né un moralista! Il poeta è un uomo! Un uomo che riesce a captare determinati “segnali” (provenienti da una misteriosa fonte che, comunemente, chiamiamo “ispirazione”)  che poi decodifica servendosi di più codici per interpretare il primo input, spesso soltanto un vago accenno criptato.

Il poeta, simile ad un contadino che guarda il cielo per coglierne i segnali climatici più misteriosi, affonda il suo “sguardo” nelle sue emozioni,  scava nella sua cultura, semina e raccoglie nel campo dei suoi sentimenti, si serve della tecnica acquisita per migliorare l’abito ai suoi pensieri. E, soprattutto, non perde mai di vista il suo gusto per l’arte, né dimentica il rispetto che si deve alla parola, alla sacralità della parola.

Alla fine, quando il “segnale” è definitivamente tradotto, dignitosamente vestito e opportunamente addobbato, il poeta lo affida al lettore per dirgli: ecco, prendi, questa è la mia poesia!  E il lettore re-inventa il testo a secondo del suo stato d’animo, della sua cultura, del suo gusto, di cosa a mangiato, bevuto e fumato… etc. etc.  E così,  la poesia si genera e si rigenera, nasce e muore nel pensiero e nell’animo del mondo. Forse, anche nel cuore di chi ha dettato il primo verso.

La poesia non ammette teoremi, non concepisce formule, non si offre soltanto ai ricchi e ai benpensanti, non ammette che la sua genesi venga dettata dalla mente e la sua vita sia un atomo di storia. 

 

Elaborazione grafica di Agata Lo Re.