A PROPOSITO D'AMORE

Gustav Klimt
Data 1907-1908

      È molto diffusa l’idea che l’amore sia tutto un cip-cip e cip-ciop, un continuo scodinzolare e un eterno stare abbarbicati l’uno all’altro, come l’edera su un tronco o su un muro. Falso! L’amore è contrapposizione, discussione, “incazzamento”, ribellione, confusione mentale, ricerca di spazio vitale, spazio di libertà condivisa ma indiscutibilmente priva di barriere, priva di ricatti, di ritorsioni.

     L’amore non può edificarsi soltanto sugli interessi comuni, sugli affetti comuni, sulle scampagnate che affratellano gli sportivi o gli amici. L’amore è un’altra cosa! La sua essenza si nutre di fiducia, richiede indipendenza, responsabilità, abnegazione. Solo se si è disposti a perderlo, paradossalmente, si può chiamare amore! Segregarlo, confonderlo tra i propri gioielli, esibirlo, impoverirlo, mantenerlo circoscritto in una gabbia, anche se d’oro, sono le note dolenti di una marcia funebre che lo accompagnano verso la sua fine. Il primo pianto del bambino quando nasce è un grido d’amore, un canto di libertà. Bisognerebbe fare in modo che la sua voce rimanesse sempre tra i cristalli più fragili e preziosi, dove il sentimento beve e nutre la sua stessa esistenza.