SULLE FARFALLE E SULL’AMORE

     Quand’ero piccolo mi dicevano che le ali delle farfalle non si dovevano toccare nemmeno con le mani pulite perché, poi, le malcapitate, non sarebbero più riuscite a volare. Non capivo il perché e volevo provare. Risultato: ho sperimentato che non si trattava di una diceria né di uno dei tanti divieti imposti dai grandi tanto per salvare qualche farfalla dalla nostra infantile crudeltà. Le farfalle, in effetti, dopo averle acchiappate e tenute nel pugno, anche con estrema delicatezza, non riuscivano più a spiccare il volo, malgrado i lanci per aria e gli incitamenti. Diventavano, solo, dei fastidiosi ingombri nelle nostre crudeli manine. Non capivo il perché succedesse quella metamorfosi così devastante e negativa, però avevo compreso che non era più il caso di proseguire con i miei esperimenti sulle farfalle. 

     Da grande, ho intuito che se togli quella patina di riservatezza e verginità al rapporto che intercorre con la tua donna-farfalla, o col tuo amico-farfalla, o con i tuoi genitori-farfalla, allora, per uno strano effetto domino, non soltanto si rischierebbe di tarpare o appesantire le loro ali ma, difficilmente, riuscirebbero a decollare insieme a noi per portarci nel loro mondo più segreto, al di là del cinico quotidiano. Non ci sarebbe più molto spazio nella loro anima-farfalla per chi avrebbe tolto dalle loro ali la sacralità del mistero e dell'innocenza. Verrebbe a cessare la spinta emotiva che permette ad ogni essere vivente di “volare” insieme ai loro simili, ai loro cari, magari per tutta la vita,  con alti e bassi, atterraggi e ammaraggi di fortuna, ma con virate e cabrate che rasentano e descrivono la pienezza dell’esistenza. Si verrebbe a determinare una sfilacciatura proprio nel filo invisibile che ci lega alla leggerezza dell’essere che noi, umani, chiamiamo amore.  Verrebbe a mancare la spontaneità.