IL POETA NON È UN SACERDOTE (E allora, perché continua a predicare?)

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ISBN 9781326157692
Copyright Michele Sarrica (SIAE ) Prima Edizione, 2015. Language Italian Pages 130 File Format PDF

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              PROBLEMI CHE LASCIANO DORMIRE

    Il poeta non è un sacerdote, non è un filosofo né un moralista! Il poeta è soltanto un uomo! Un uomo che riesce a captare determinati “segnali” provenienti da una misteriosa sorgente che, comunemente, chiamiamo fonte “ispirativa”. Il poeta riesce a decodificare questi misteriosi suggerimenti servendosi di più codici interpretativi. Spesso il primo input somiglia a un vago accenno criptato di stilemi incomprensibili. Spesso si tratta solo di vaghe immagini che attraversano rapidamente la coscienza intuitiva. A volte si tratta di parole che si poggiano sulle labbra come fossero versi caduti da chissà quale albero della poesia, simili a foglie che svolazzano nell'aria, destinate a destare la creatività insita nell'uomo.  

Personalmente il poeta lo immagino simile ad un contadino che guarda il cielo per coglierne i segnali climatici-sentimentali più misteriosi. Con la compostezza di un servo devoto alla sua arte, il poeta affonda lo “sguardo” nelle sue emozioni, semina e raccoglie nel campo dei suoi sentimenti, si serve della tecnica acquisita per migliorare l’abito ai suoi pensieri. E, soprattutto, non perde mai di vista il suo gusto per l’arte, non dimentica il rispetto che si deve alla sacralità della parola.

Lo ritengo in grado di scalare i sentimenti per portarsi all'apice delle sue emozioni per poi, alla fine, quando il “segnale” lo ha definitivamente captato, tradotto, dignitosamente vestito e opportunamente addobbato, lo affida al lettore per dirgli: ecco, prendi, questa è la mia poesia!  E il lettore re-inventa il testo a secondo del suo stato d’animo, della sua cultura, del suo gusto, di cosa a mangiato, bevuto e fumato.  E così, la poesia si genera e si rigenera, nasce e muore nel pensiero e nell’animo del mondo. Forse, anche nel cuore di chi ha dettato il primo verso.

Considerando le premesse possiamo quindi affermare che la poesia non nasce grazie alla conoscenza di complessi teoremi anche se sfiora o s'inabissa tra teoremi filosofici, morali e culturali. Non nasce grazie a formulazioni propedeutiche validissime, né si offre soltanto ai ricchi e ai bempensanti. La poesia non ammette che la sua genesi venga dettata e gestita dalla ragione in quanto la poesia è un canto irrazionale, sempre nuovo, provenienti da regioni dell'anima inesplorate, misteriose. La sua essenza sa di magia e di volontà, di sensibilità e di ossessione. Non è l'essenza di un affetto o di una storia, né un atomo di vita privo di sublimazione universale prestato al caso o allo specifico. Nella terra della poesia naufraga la ragione e la razionalità. Il poeta è un saggio contadino consapevole di vivere un disagio che trascende il quotidiano. Somiglia a un padre mai sazio di assistere all'evento della creazione, mai stanco di rimanere in estasi dove nasce e germoglia la sua ragione, la sua precarietà.