IL CIRCO PIÙ GRANDE DEL MONDO

     Se oggi, in una classe qualsiasi, di un continente qualsiasi, si ponesse agli studenti la domanda: che cos’è Facebook, pochi rimarrebbero sorpresi e in pochissimi non alzerebbero la mano per rispondere. Facebook è il fenomeno di massa del momento. Il mezzo più semplice e immediato per “comunicare”. Bastano pochi minuti e un poco di dimestichezza col computer o con uno smartphone e il gioco è fatto. Eccoci pronti per scaricare o per inserire, nel grande palcoscenico della virtualità, tutte le foto che vogliamo, tutti i filmati che c’intrigano, tutte le informazioni che vogliamo, tutti i commenti che ci piace fare. Eccoci pronti a lasciare il segno del nostro passaggio nelle  bacheche di mezzo mondo, ad affiggere il nostro pensiero nelle vetrine dei nostri “amici”. E spesso i nostri amici possono essere dei perfetti anonimi o dei personaggi famosi, non importa.

     Bastano pochi passi e abbiamo creato il nostro “account”, ci siamo fatti una fittissima e grandissima rete di "amici" sparsi in tutti gli angoli del pianeta. Straordinario! Il tutto si realizza con disinvolta semplicità. Abbastanza intuibili  le svariate funzionalità del software in continua evoluzione. Questo, per dar modo agli utenti di  “sfruttare” al massimo il “mezzo” Facebook.  Appare evidente che nel mondo, in questo momento storico, si ha voglia d’apparire, di esserci, di comunicare, ma attraverso diverse tipologie di apparecchi elettronici: PC, Tablet, i-phone, smartphone, tutti funzionanti grazie ai micro processori, ai mega pixel, ai giga e ai mega bite, alla memoria virtuale e altri centomila marchingegni riguardanti l'elettronica.       

     La motivazione principe che ci calamita verso Facebook è il principio di assoluta democrazia. Su Facebook vige la più totale e assoluta libertà. Nessuno ti suggerisce cosa pubblicare, cosa togliere o cosa dire. Nessuno ti obbliga ad interagire,  ad affidare la tua “amicizia” alla prima richiesta  che ti viene rivolta. Nessuno ti può obbligare ad iscriverti a un gruppo, a far parte di una qualsiasi  iniziativa, di un forum. Su facebook non esistono censure, nessuna attesa di pubblicazione, nessuna prevaricazione. Tutto è affidato alla personale discrezione. Su questo network non ci sono correttori di bozze, direttori editoriali, raccomandati.

     Il successo planetario Facebook lo deve anche all’immediatezza poiché la pubblicazione avviene in diretta, on line, nel momento stesso che si termina di caricare le foto, i filmati, di digitare un commento. Basta premere il tasto invio e come per magia il nostro scritto diventa pubblico. Le nostre parole, le nostre foto i nostri filmati passano dall’altra parte dello schermo. Basta un clic e si entra a far parte di una straordinaria e gigantesca vetrina virtuale dove si può essere letti e visti da milioni di altri utenti. Sì, perché bisogna diventare utenti se si vuole far parte di questa grande famiglia allargata e sapere degli aspetti pubblici dei singoli affiliati.  Ma chi regola e controlla tutta questa grande massa di utenti e d’informazioni sugli utenti e sugli amici degli utenti? Principalmente lo staff, è ovvio!

     Le regole da rispettare su Facebook sono principalmente demandate al gusto e al buon senso dei singoli utilizzatori. Basta rispettare i principi basilari che regolano moralmente i rapporti tra il buon vicinato e nessuno verrà mai a “spegnere” il tuo account. Poi, ovviamente, esiste un’autorità preposta che vigila discreta affinché siano rispettate queste vitali regole di convivenza e a cui rivolgersi se si riscontrano degli illeciti nell’uso di Facebook. Libertà sì, ma senza disturbare la privacy degli altri, senza offendere gli altri, senza possibilità d’invasione territoriale se si adottano adeguati parametri di privacy.   

     È sorprendente anche il fatto che non sia richiesta nessuna quota associativa, nessun abbonamento, nessuna tassa per entrare a far parte del circolo socio-ricreativo più grande del mondo: Facebook! E, soprattutto, non ci viene chiesto di che “colore” siamo, quale religione professiamo, chi preghiamo quando il PC ci lascia in "panne" e sulla nostra casella si accumulano le notifiche e le richieste d’amicizia.     

     Chissà se Pericle sarebbe contento di questa presunta democrazia, di questa partecipazione popolare che travalica il colore della pelle e i concetti di religione e di Stato.