La maldicenza

     C'è un popolo di voyers che vive e sopravvive tra queste pagine e giudica, legifera, assolve e condanna, elargisce consigli e ricette per ogni malessere. Parallelamente a questo agglomerato di sapientoni, come rovescio della stessa medaglia, sopravvive il numerosissimo popolo dei silenti. Sono quelli che passano il loro tempo infecondo guardano le foto degli altri, leggendo i commenti degli altri, i link dei più attivi. Questa specie di fantasmi sanno di tutto e di più e, malgradotutto, rimangono muti, avvolti nel loro silenzio di ombre, potenzialmete paragonabili a dei morti-viventi.

Credo che la progenie di questi intruppati faccia parte della stessa origine di quelle care persone che una volta vivevano dietro le persiane chiuse dei piccoli centri, le stesse che una volta osservavano dagli spioncini i loro vicini di casa quando entravano o quando uscivano, le medesime persone autoconfinate nel loro piccolo angolo di mondo, tra tende ricamate e soprammobili datati. Tra quei silenti muri si sentivano protetti anche se quelle pareti circondavano i rimasugli dei  loro sogni, del loro essere vivi. Erano persone dal sorrisino facile, diffidenti e curiose, incapaci di connettersi persino coi parenti più prossimi.

Oggi come ieri, questo popolo di ombre continua a moltiplicarsi attingendo il loro sostantamento paravitale proprio dai Network più popolari.  Qui vivono e sopravvivono da cataplasmi mascherandosi  da anonimi leoni da tastiera. Queste belve ruggenti proteggono il loro coraggio preferendo un avatar alla loro faccia. Riescono a comprendere quanto sia più facile sparlare o sproloquiare senza farsi identificare. Non importa se rimarranno anonimi! L’importante è quel sentirsi gratificati dalle altrui disgrazie, dai loro singolari commenti, dalle loro riflessioni degne della pagina del Corriere. Sopravvivono tra una lectio magistralis e un clic.

Gli adepti di cui parlo escono dai loro rifugi antiuomo solo per limitarsi a partecipare agli incontri organizzati dalle loro Associazioni pseudo Culturali dove si pratica il volontariato e la raccolta indifferenziata delle notizie fresche e freschissime.  Di solito preferiscono partecipare alle funzioni solenni, agli interessanti miting sulle malattie degenarative, ai funerali e ai matrimoni. Il loro fine non è la socializzazione o la conoscenza, ma la voglia innata di aggiornare gli archivi della maldicenza. E così si è ancora costretti a dare ragione al nostro Gattopardo che tanto tempo fa sosteneva che “tutto cambia per non cambiare nulla”.