L'UNIVERSO 

 

L'immagine qui sopra è la più completa mappa dell'Universo ad oggi conosciuto. Ci sono voluti più di dieci anni per crearla, conta 43.000 galassie e si estende per 380 milioni di anni luce a partire dalla Terra. Le coordinate 3D di ogni galassia sono state registrate per potere usare i dati necessari alla realizzazione di un modellino in 3D. E se vi state chiedendo dove siamo noi in questo spazio enorme, sappiate che la nostra galassia, la Via Lattea, corre orizzontalmente al centro dell'immagine. (c.c.)
[Fonte: Gizmodo USA]

L'UNIVERSO È UGUALE PER TUTTI?

Una galassia nata quando lo stesso universo aveva “solo” 700 milioni di anni. La galassia appena scoperta ha un’età attuale di 13,1 miliardi di anni. La scoperta è del gruppo internazionale di ricerca dell’Università di Austin nel Texas, guidato da Steven Finkelstein. A pubblicare la notizia è stata la rivista Nature che riporta la ricerca effettuata sulle osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble della Nasa. Questi dati sono poi stati combinati con quelli raccolti dallo spettometro Mosfire, sito alle Hawaii.
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     Mettiamo a confronto due soggetti, uno lo definiamo ignorante e l’altro erudito. E adesso poniamoci la domanda se l’Universo dell’ignorante è lo stesso Universo dell’erudito. Da un punto di vista oggettivo è lo stesso, ma da un punto di vista soggettivo è assolutamente diverso. Le differenze non consistono nel vedere l’uno più bello o più brutto dell’altro, né più grande o più piccolo rispetto di come lo vede l’altro soggetto. Possiamo solo considerare a priori che l’universo dell’ignorante è meno conosciuto e meno indagato rispetto a quello dello scienziato. Però i buchi neri dell’ignorante non sono meno neri, né la luce dell’erudito-astronomo ha un’altra intensità e la notte un’altra luminosità. E allora? Andiamo per ordine altrimenti nemmeno l’erudito ci capirà più nulla. Iniziamo dall’inizio, dalla famosa teoria del Big Bang, facile da enunciare e facile da capire, che in mancanza di altre teorie più soddisfacenti sta bene a molti, a parte i dubbi da parte di parecchi ignoranti e molte perplessità da parte di tantissimi studiosi.

Gli scienziati, grazie all’ausilio di strumenti sofisticati, come i radiotelescopi, scoprirono le radiazioni cosmiche di fondo che percorrono incessantemente l’Universo. Tali radiazioni vennero scoperte nel 1964 dagli astronomi statunitensi Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson, premi Nobel per la fisica nel 1978.

Grazie a tale scoperta, si è riusciti a tornare indietro nel tempo di circa 14 miliardi di anni e fino ai primissimi secondi in cui si verificò l’evento che generò la materia e quindi l’Universo. L’ignorante, con la fantasia, può spingersi oltre la scienza ufficiale, dove nulla possono gli strumenti adottati fino a oggi, compreso gli accelleratori di particelle. In fondo la ricerca non muove i suoi passi proprio grazie alla teoria? 

Quindi, se accettassimo questo assunto potremmo affermare che l’ignorante e lo scienziato svolgono lo stesso ruolo in quanto entrambi, grazie alla teorizzazione o constatazione di un determinato evento, si spingono un po’ più in là di tutto ciò che già è stato detto e sperimentato. Entrambi, per meglio comprendere i meccanismi della creazione e dell’evoluzione dell’Universo, possono anche servirsi di alcuni dati conclamati e di altri non facilmente verificabili, ma non per questo meno probabili. In fondo la teoria appena citata del Big Bang non è il frutto condiviso della fantasia di un suo primo enunciatore, lo scienziato Georges Lemaître, nel 1927?

E se non avessimo scoperto per puro caso le radiazioni cosmiche di fondo, come faremmo oggi a stabilire con esattezza astronomica la nascita dell’Universo e i suoi primi secondi di vita? Ma la domanda davvero difficile a cui si tenta di dare una risposta è: un attimo prima del Big Bang com’era l’Universo?  Esisteva già un suo contenitore pronto ad accoglierlo? E il suo contenuto materico dove si trovava prima della grande esplosione? Dov’era accatastato e sotto quale forma? L’ignorante risponde che un attimo prima di quel fragoroso evento l’Universo non esisteva, quindi, non esisteva il contenitore che avrebbe ospitato il contenuto, cioè, le  galassie, né poteva esistere la materia che lo avrebbe determinato e riempito. Potrebbe asserire questo, ma non sarebbe una risposta, ma solo un tentativo di evasione dalla medesima risposta, troppo impegnativa e complessa, specie se escludiamo l'intervento di Dio o d'altri esseri soprannaturali.     

La stessa cosa potrebbero sostenere l'erudito, astronomo o scienziato, in quanto impossibilitato a inoltrarsi oltre questo sbarramento temporale. Gli strumenti attuali non permettono di valicare questo muro per spingersi oltre la durata del Big Bang. Non permettono di andare indietro di almeno 300 anni, tempo presunto della durata dell’esplosione, per verificare cosa o chi si muovesse oltre quella barriera. E allora? Non ci resta che teorizzare. Lo può fare l’ignorante e lo può fare l’erudito. Entrambi hanno la stessa probabilità di dire cavolate o di avere successo grazie a prove scientifiche che confermerebbero successivamente le loro teorie. 

Purtroppo dobbiamo affermare che sappiamo troppo poco per comprendere o per analizzare tutti i misteri insiti nella creazione dell’Universo. Sappiamo che galassie e spazio si sono creati contemporaneamente. Sappiamo che la materia visibile e concreta continua a viaggiare alla velocità della luce per cui possiamo affermare che lo spazio è in continua espansione. Dopo tali osservazioni scientifiche sono cambiate anche alcune teorie sul fine corsa della materia in espansione.  Chi aveva teorizzato o avallato che la forza di spinta ricevuta dalla materia nel momento preciso in cui si era verificato il Big Bang prima o poi si sarebbe esaurita e di conseguenza il tutto sarebbe collassato su se stesso, è stato smentito poiché l’Universo risulta ancora in espansione, con più voglia di correre di quanto abbiano ipotizzato molti illustri teorici e molti illustri ignoranti. Questo fenomeno dell’espansione dell’Universo ve lo illustrerà molto bene l’astronomo, magari con mezzi più idonei di quanto possa mettere in campo l’ignorante o, se preferite, l’autodidatta. Sì, direte voi, ma allora in cosa consistono le divergenze o le differenze tra l’ignorante e lo scienziato? Bella domanda! Ne avete una di riserva?