CONSIDERAZIONI E DESIDERIO (Ad Alessandro Morello)

     

Se al momento della creazione dell’uomo o durante la sua progettualità, l’atto costitutivo della vita l’avessi scritto io, da uomo e con l’esperienza attuale, non avrei inserito 2 comma nel capitolo “dolore” che appresso vi enuncerò. Di conseguenza avrei dato più specifici e dettagliati suggerimenti alla vita, per renderla più accettabile e meno gravosa. Alla morte, ritenuta inevitabile, anche se non vista di buon occhio, avrei dettato altre regole e indicato altri atteggiamenti meno lugubri e violenti.


Per poter pervenire a tali proponimenti, avrei inserito tra le cellule dell’uomo e nel suo DNA un sistema immunitario potentissimo, una specie di antivirus che avrebbe dovuto mantenere lontano le invasioni inopportune della morte e del dolore, almeno fino ad una certa età, età da stabilire e concordare con i diretti interessati e con le parti sociali. Tale sistema di difesa sarebbe dovuto servire affinché nessun uomo, (prepotente, assassino, pervertito) avesse una pur minima possibilità di storcere un solo capello ad un bambino. Pena: avvertimento, tramite scossa elettrica o azione dissuasiva similare, provocata, automaticamente a danno del “cattivo”, quando il sistema immunitario di difesa dei bambini avrebbe avvertito l’intenzione malvagia dell’adulto.


Il secondo comma del capitolo “dolore”, personalmente, non l’avrei mai inserito tra le probabilità e le esperienze umane, se non dopo opportuna revisione e modifica. Avrei decretato che nessun genitore, per quanto anziano, avesse a provare mai la malaugurata sorte di assistere al funerale dei propri figli.


Se la vita, fin dall’inizio, fosse stata concepita così, sarebbe stato logico e conseguenziale il non dover dettare nessuno dei 2 comma citati nel capitolo dedicato al “dolore” e alle sue esternazioni. Niente dolore per la morte di un giovane, niente straziante dolore per i genitori. Logico, no? Così, per tutti quegli umani che si addossano la grave responsabilità di avere un figlio e di crescerlo senza fargli mancare nulla, né pane, né amore, né serenità!


Considerata la morte di un giovane, spesso incomprensibile e inopportuna, considerato il tormento dei genitori per la violenta tortura subita nel vedersi “rubare” dalla morte tale insostituibile affetto, si sarebbe dovuta concedere all’umanità dolente la possibilità di riscattare la vita del propri figli o, quantomeno, si sarebbe dovuta prendere in seria considerazione la possibilità di permutare la nostra vita di genitori con quella dei nostri figli.


Comprendo che a queste riflessioni appena abbozzate, si possono inserire altre varianti e moltissime altre possibilità di miglioramento e che molti sarebbero i punti da trattare e da rivedere per poter pervenire a tali obiettivi aventi, come unico scopo, il miglioramento della vita sul pianeta terra. Fin da oggi e a partire da questo accenno, sottoscrivo che sono e sarò d’accordo con i potenziali progressisti dell’accennato progetto purché, nel libro dell’esistenza e nella memoria dell’uomo e della terra, rimanga indelebile il principio fondamentale che sancisce e avvalora l’assunto che la vita è un dono sacro e come tale dev’essere vissuta e rispettata! Che ne pensi Alessandro?

 

Alessandro Morello